La trasformazione digitale introduce una serie di modelli innovativi nell’azienda

La trasformazione digitale introduce modelli innovativi

In questa strana estate, caratterizzata da un’alternanza tra belle giornate di sole e precipitazioni più tropicali che mediterranee, è giunta, proprio nel mezzo di un diluvio, la notizia del crollo del ponte Morandi a Genova. Una tragedia che ha colpito profondamente tutti noi e che nessuno mai vorrebbe in alcun modo rivivere.

Molte le immagini e i commenti che si sono susseguiti e che tuttora popolano tv e quotidiani, nello sforzo di comprendere le motivazioni e individuare le responsabilità dell’accaduto. Al di là di tutto ciò, in tutti i dibattiti, sono emersi due filoni di discussione, quelli della sicurezza e della manutenzione, temi estremamente legati e interdipendenti e che certamente hanno suscitato, in buona parte di noi, spunti di riflessione e domande su come tali aspetti vengano gestiti all’interno di un progetto complesso e globale e su quali potrebbero essere le carenze da colmare affinché episodi simili non si ripetano.

Nel corso del tempo, si è consolidata l’idea che le grandi opere di ingegneria civile e industriale, innovative e spesso futuristiche, durino per sempre, che non possano essere mai intaccate dall’usura e dal tempo e che non sia così indispensabile investire e prevedere azioni mirate per monitorarne con continuità lo stato di salute e intervenire con tempestività per garantirne la sicurezza.

Un concetto che evidentemente perdura nella gestione delle strutture pubbliche e che purtroppo, molto più frequentemente di quanto ci si aspetti, si ritrova anche in quelle private.

Eppure ormai da tempo il tema della prevenzione è entrato nella nostra cultura. Pensiamolo applicato alla medicina: obiettivo primario salvare vite umane tramite gli screening e una “manutenzione preventiva” che si traduce poi in una riduzione o, ancor meglio, ottimizzazione dei costi della sanità.  Allora perché questa cultura dell’agire per tempo e non in preda all’emergenza fa ancora fatica a consolidarsi negli altri aspetti  della nostra vita? Di certo nel corso degli anni abbiamo acquisito una certa expertise nell’intervento in emergenza, siamo molto bravi a risolvere il problema puntuale. Ma quanto è elevato, in tutti i sensi, il prezzo da pagare per questo tipo di strategia?

Oggi, in ambito industriale, con l’introduzione dei nuovi paradigmi definiti dalla quarta rivoluzione industriale, e quindi dalla digitalizzazione, siamo in presenza delle condizioni ottimali per modificare questo modus operandi.

Trasformazione digitale significa cambiamento, non solo tecnologico ma anche culturale, metodologico, sociale, organizzativo e trova la sua massima espressione in una concezione trasversale dei processi. Cambiare la prospettiva permette di vedere il quadro nel suo insieme e esplorare aree fino ad ora rimaste nascoste o poco valorizzate. Adottare tecnologie 4.0 significa abilitare l’interconnessione e avere a disposizione montagne di dati.

Quali dati utilizzare, dove e perché e, soprattutto, capirne il potenziale intrinseco e sapere come esprimerne il massimo valore rappresentano i fondamenti di un modello smart manufacturing. Grazie ai dispositivi interconnessi la visibilità sui processi è completa e permette valutazioni analitiche inedite e un processo decisionale più immediato, poiché le decisioni possono essere prese direttamente laddove i dati sono disponibili ed è quindi possibile intervenire tempestivamente e in modo più mirato.

L’approccio Connected Enterprise rende tutto ciò una realtà e apre la strada alla trasformazione digitale. Si  tratta di un percorso graduale che va portato avanti con obiettivi chiari e affidandosi a partner che, con la loro conoscenza e comprovata esperienza, possano indicare al meglio le tappe da percorrere, quali tecnologie e approcci adottare per sfruttare al massimo le potenzialità della digitalizzazione e beneficiare di ciò che i dati permettono di ottenere, anche in termini di gestione della sicurezza e della manutenzione.

Per saperne di più sulla Connected Enterprise.

Fabrizio Scovenna
Pubblicato 8 Ottobre 2018 Da Fabrizio Scovenna, Country Director – Italian Region, Rockwell Automation
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