Come le aziende italiane proseguiranno il percorso di digitalizzazione

Nuove misure per Impresa 4.0

Una delle prime cose che insegnano gli istruttori di guida è che una volta ingranata la marcia si deve premere sull’acceleratore e che, quando la vettura è partita, non bisognerebbe mai tirare il freno a mano. La sensazione che invece sta pervadendo il Paese è esattamente quella di un forte rallentamento con il rischio di una brusca frenata.

L’entusiasmo con il quale erano stati accolti i Piani Industria 4.0 e Impresa 4.0 e soprattutto la sensazione che finalmente ci fosse da parte del Governo un’attenzione verso uno dei settori che garantisce all’Italia di occupare le prime posizioni nelle classifiche mondiali, sembrano essere sbiaditi a fronte di quanto annunciato nel Documento di Economia e Finanza rispetto agli incentivi per il manifatturiero.

Sembra infatti che le misure previste a supporto dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione siano state rivedute e corrette al ribasso rispetto alle Finanziarie 2017 e 2018. Nel DDL di Bilancio non si parla più di superammortamento e per ciò che concerne l’iperammortamento sono previsti tre scaglioni:  270% fino a 2,5 milioni, 200% fino a 10 milioni e 150% fino a 20 milioni e un tetto massimo per l’investimento agevolato di 20 milioni.

In questo modo vengono senza dubbio favorite le piccole e medie imprese e ciò è senz’altro da considerare come un fattore positivo per il nostro paese. Tuttavia, ci potrebbe essere anche un possibile rovescio della medaglia. Tali forme incentivali potrebbero penalizzare tutte quelle grandi aziende che per prime hanno creduto e investito nella digitalizzazione e che potrebbero trovarsi a metà del loro viaggio verso l’impresa interconnessa. Ciò potrebbe avere un impatto diretto e rallentare quel processo di innovazione che ha visto proprio nei grandi player, maggiori protagonisti e sostenitori del Piano Calenda, l’elemento trainante e fautore di una cultura dell’innovazione che ancora non si è consolidata e soprattutto capillarizzata.

Che l’innovazione e la digitalizzazione siano i driver per competere nel mercato globale è un concetto ormai noto, ma quale sia il percorso da intraprendere e quale sia la portata del cambiamento non è ancora chiaro né tantomeno percepito da tutti. Il rischio è quello che le aziende continuino a viaggiare su piani diversi e a differenti velocità e che passi in secondo piano la consapevolezza che un processo evolutivo, per essere efficace e di impatto, dovrebbe essere contemporaneo e sinergico tra tutte le realtà che costituiscono il substrato industriale del paese. Il Piano Calenda, per come era stato strutturato e per le possibilità di abbattimento che offriva, aveva permesso di superare discrepanze di dimensioni e livello di maturità aziendale e di andare a piantare semi anche in terreni forse meno pronti a riceverli, ma comunque fertili.

A fronte di questo nuovo scenario ciò che possiamo augurarci è che, nonostante tali misure risultino discriminanti per le grandi imprese, queste non smettano di credere e investire nell’innovazione, coinvolgendo con un effetto domino anche le PMI che probabilmente, nonostante gli incentivi governativi, da sole non sarebbero così fortemente motivate al cambiamento. Sarebbe funzionale a tutto ciò che il Piano a supporto della Quarta Rivoluzione Industriale tornasse a ricoprire il suo ruolo fondamentale, quello di fungere da cabina di regia di un progetto evolutivo globale e coordinato. Tuttavia,  se ciò non dovesse accadere e se dovesse aumentare anziché diminuire il gap tra Governo e realtà imprenditoriali facendo allontanare la costruzione e consolidamento di quel sistema Paese di cui abbiamo intravisto la pallida aurea, spetterebbe a noi come aziende, associazioni di categoria, centri di competenza, università e centri di formazione non perdere di vista l’obiettivo principale e comune. In questi due anni il nostro PIL è tornato a crescere, in parte certamente grazie al Piano Calenda, ma in parte perché c’è stato un cambiamento nel nostro modo di pensare e agire. Abbiamo cercato di aprire la mente e di operare a 360 gradi, emulando i principi di Industry 4.0. Ora dobbiamo stare attenti a non dimenticare ciò che abbiamo appreso e forse dovremmo cominciare a pensare di diventare una vera Connected Enterprise!

Fabrizio Scovenna
Pubblicato 7 Gennaio 2019 Da Fabrizio Scovenna, Country Director – Italian Region, Rockwell Automation
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