Loading

Blog

Recent ActivityRecent Activity

L’Innovazione quale unico percorso per raggiungere il “new normal”

Main Image

Le aziende stanno andando verso il “new normal” con la consapevolezza che la Digital Trasformation non è un optional. Possiamo dire di aver imparato una lezione e che ciò dischiuderà nuovi orizzonti per il nostro Paese?

 

Parte 1

In questo e nel prossimo blog, attraverso una serie di riflessioni, mie e di Marco Taisch, docente ordinario del Politecnico di Milano e Presidente MADE Competence Center I4.0., si cercherà di mettere in luce come la tecnologia abbia rivestito un ruolo fondamentale permettendo alle aziende più innovative di far fronte a scenari imprevisti e totalmente inediti, così’ come la digitalizzazione rappresenti oggi per loro una scelta indispensabile sia per la ripartenza che per cogliere tutte le opportunità che ogni situazione disruptive porta con sé.

Le aziende si stanno infatti rendendo conto che IIoT e digital transformation non rappresentano più un’opzione, ma una necessità.  Il ruolo abilitante delle tecnologie si è rivelato indispensabile nel momento in cui la  quasi totalità della produttività dell’intero Paese è stata affidata allo smartworking e le aziende si sono trovate nella necessità di dover mutare i propri processi a fronte di questa emergenza. All’alba della fase due, quella della ripartenza, risulta spontaneo chiedersi: cosa abbiamo imparato e soprattutto quali insegnamenti dovremo mettere in atto? Questa nostra esperienza ci permetterà di fare quel balzo tecnologico di cui il nostro sistema industriale ha tanto bisogno? Possiamo parlare di una nuova prospettiva imprenditoriale?

Certamente dovremo muoverci sempre più verso un’organizzazione del lavoro per obiettivi, garantire le opportune tecnologie e risorse infrastrutturali, evitando il “digital divide”, passare dalla logica del controllo a quella della responsabilità. Occorre capitalizzare quanto imparato da questo shock e prevedere un diverso tipo di leadership, più trasparente e partecipativa, il lavoro di team sarà fondamentale in una organizzazione pervasa da concetti e culture che premino ed incoraggino la solidarietà, la fiducia e la responsabilità. Serviranno filiere e processi più snelli per garantire una rapidità decisionale. Premiare e sfruttare la creatività e la flessibilità. Le tecnologie possono aiutare a rendere tutto ciò possibile.

 

Una crisi presenta sempre una componente di rischio e di opportunità

Marco Taisch: “Di base io sono un ottimista e quindi voglio subito iniziare con una nota positiva, questa ripartenza offre di sicuro delle grandi opportunità.  Se guardiamo al passato vediamo che puntualmente ogni crisi profonda che attraversa la storia dell’umanità,  porta nuove chance o introduce nuovi modelli di business. Pensiamo alla seconda guerra mondiale che ha certamente costituito un incredibile elemento di disruption, portando a un significativo incremento della presenza delle donne nel mondo del lavoro e assegnando loro il fondamentale ruolo di motore di un’economia che doveva continuare a girare. Oppure, senza allontanarci troppo, pensiamo a come l’epidemia SARS abbia di fatto accelerato il consolidamento dell’e-commerce con il successo della piattaforma Alibaba e quindi di Amazon”.

“Per ciò che concerne il COVID-19, la prima cosa da fare, anche se ciò richiede un notevole sforzo psicologico, è analizzare in modo pragmatico e lineare ciò che abbiamo vissuto, spogliandolo di quei connotati drammatici che ancora sono presenti nella nostra memoria. Una visione, alleggerita di quel panico psicologico di cui ancora sentiamo gli effetti, ci permetterà di analizzare ciò che di positivo questa esperienza ha portato con sè”.

Stiamo vivendo la fase due, quella della ripartenza e, oltre a ciò  che sottolineava giustamente Marco, a mio parere è anche necessario non farsi prendere dalla fretta e soprattutto non pensare che la strada più rapida per ripartire sia quella di ripristinare vecchie modalità operative che oggi, a fronte di un contesto completamente trasformato, non sarebbero più coerenti. Dobbiamo pensare che questa esperienza, oltre ad averci profondamente cambiato ha anche sovvertito tutta una serie di modelli che in precedenza rappresentavano la nostra comfort zone. Ciò che è necessario fare è fermarsi a riflettere sulle lezioni che abbiamo appreso e capire come sfruttare al meglio gli asset a nostra disposizione, quali innovazione tecnologica, know-how e risorse umane oggi arricchiti della conoscenza diretta e pratica delle tecnologie, sperimentata durante la quarantena e che ci ha permesso di superare la nostra diffidenza nei confronti del nuovo e dell’ignoto. Ciò fornisce lo spunto, ad esempio, per un nuovo modello di vendita della tecnologia. La strategia delle conoscenza diretta apre la strada a nuove modalità di proposizione al cliente che, prima di acquistare, vuole capire e per capire deve letteralmente provare ad utilizzare. 

 

La scoperta dello smartworking nella sua accezione più positiva

Marco Taisch: “Di fatto le tecnologie c’erano già ma il COVID -19 è stato un elemento catalizzatore poiché ne ha accelerato notevolmente la  diffusione. Il nostro paese si è sempre caratterizzato per una lentezza nell’adozione di innovazioni rispetto ad altri paesi con i quali siamo abituati a confrontarci. Ciò si deve in buona parte alla composizione del nostro substrato industriale, costituito in gran parte da piccole media imprese, nelle quali il cambiamento è naturalmente più rallentato rispetto alle grandi che hanno più budget e know-how. Diciamo che l’emergenza sanitaria ci ha costretto a usare le tecnologie e che per utilizzarle abbiamo dovuto, anche se in modo empirico, ampliare le nostre conoscenze, superando una serie di preconcetti. Prendiamo lo smartworking che prima era guardato con sospetto e che oggi ha dimostrato essere strumento di maggior produttività personale. Con risultati alla mano molte aziende stanno pensando di ridurre gli spazi fisici perché hanno constatato che la business continuity è garantita anche con il lavoro da remoto. Anzi, l’efficienza risulta incrementata grazie a un’ottimizzazione dei tempi di spostamento, con conseguente  riduzione di costi, tanto che, oggi che si potrebbe anche fare diversamente, vengono generalmente accettate se non addirittura privilegiate le riunioni virtuali rispetto a quelle fisiche. Non mi sembra un cambiamento da poco.”

“E se vogliamo dirla tutta, se prima lo smartworking era utilizzato esclusivamente per l’attività di ufficio/amministrativa oggi proprio a seguito del lockdown questa modalità di lavoro ha dimostrato di essere perfettamente efficace anche quando applicata in fabbrica. Certamente non nella sua globalità perché se si deve caricare manualmente una macchina la presenza di un operatore in loco è indispensabile. Tuttavia, anche a livello di linea di produzione ci sono una serie di attività che possono essere svolte a distanza, con questo si intende anche un ufficio collocato a dieci metri dalla linea dal quale è possibile monitorare e interagire con tutti gli altri operatori e tutto ciò nel rispetto delle nuove normative. Alla luce del nostro vissuto emerge anche che la tecnologia è una condizione sine qua non per poter continuare ad operare. Se tutti le usano e io non lo faccio resto al di fuori del mercato. Non è più solo un problema di competitività ma di esistenza stessa.”

La conversazione con Marco Taisch continua nel mio prossimo blog, con un approfondimento sulla digitalizzazione quale base indispensabile per la crescita futura dell’Italia. Nel frattempo è possibile approfondire il tema della digitalizzazione nel mondo industriale visitando il nostro Management Perspective Hub.

 

Le aziende stanno andando verso il “new normal” con la consapevolezza che la Digital Trasformation non è un optional. Possiamo dire di aver imparato una lezione e che ciò dischiuderà nuovi orizzonti per il nostro Paese?

 

Parte 2

In questo secondo blog e sempre con il supporto di Marco Taisch, docente ordinario del Politecnico di Milano e Presidente MADE Competence Center I4.0., si cercherà di evidenziare come la digitalizzazione costituisca la solida base su cui ripartire, costruire la crescita futura del nostro Paese e migliorarne il posizionamento all’interno del contesto competitivo globale.

Le aziende cosiddette smart che avevano già compiuto un percorso di digitalizzazione hanno reagito bene di fronte all’imprevisto e hanno potuto, anche durante il lockdown, garantire la  continuità produttiva e mantenere, se non in alcuni casi migliorare, il proprio posizionamento competitivo. L’essere fortemente digitalizzate ha permesso a molte di queste aziende di essere veloci nel cambiamento e grazie alla loro flessibilità di essere in grado di riconvertire le proprie linee di produzione per rispondere efficacemente a un bisogno dettato dall’emergenza sanitaria.

 

Opportunità su tre dimensioni

Marco Taisch: “Sono quasi convinto, sempre in virtù del mio innato ottimismo, che tutto ciò ci permetterà di fare un balzo in avanti. Oggi godiamo di una certa immagine e credibilità perché abbiamo dimostrato di aver saputo gestire l’emergenza meglio di molti altri paesi. Tuttavia, ritengo che il vero ritorno di immagine lo avremo se sapremo sfruttare bene i fondi che l’Europa metterà a nostra disposizione. Per fare ciò il singolo imprenditore dovrà vedere le opportunità che si presentano su tre dimensioni.”

“La prima è quella interna delle operations e delle fabbriche stesse. Sarà necessario riorganizzarle in funzione di nuove modalità operative e di una maggiore digitalizzazione sfruttando opportunità come ad esempio il monitoraggio da remoto. Ciò può tradursi in una riorganizzazione  dei turni di lavoro per andare incontro alle normative di distanziamento sociale oppure, ad esempio, nel fare job enrichment della persona formandola e assegnandogli maggiori responsabilità.”

“La seconda dimensione è quella delle supply chain. Per anni, in qualità di seguaci della lean, abbiamo perseguito modelli di catene di fornitura snelle, senza  grandi scorte perché significavano grandi costi. Questo modello ha mostrato tutta la sua fragilità nel momento nel quale un anello di questa supply chain è venuto a mancare a causa del contagio, le ripercussioni sono state sentite  a livello globale. Qual è la lezione appresa? Investire in supply chain molto corte che portano a un aumento della capacità produttiva in determinate zone e quindi alla rilocalizzazione. Ciò  può trasformarsi in una grande opportunità di reshoring per l’Italia e di conseguenza di generazione di posti di lavoro. Il consumatore che vuole tutto e subito può essere soddisfatto anche in un momento di emergenza, da parte sua, deve però essere disposto a pagare un costo maggiore.”

“Terzo tema i nuovi modelli di business. Non solo quello a cui accennava Fabrizio prima sulla vendita ma anche diverse modalità di erogazione dei servizi che prima non erano assolutamente accettate dal cliente. Un esempio per tutti il collaudo di un impianto realizzato da remoto grazie all’uso della realtà aumentata. Il cliente si è reso conto che non solo il metodo è estremamente efficace ma permette anche di risparmiare tempo e denaro. Questa nuova tipologia di servizio può benissimo generare nuovi modelli di business a marginalità garantita”.

 

L’innovazione supporta l’occupazione tramite l’acquisizione di nuove competenze

Pur avendo da molti anni iniziato a erogare servizi di assistenza da remoto anche in Rockwell Automation abbiamo registrato un incremento della domanda da parte di clienti che prima richiedevano espressamente la presenza di tecnici specializzati in loco. Le ultime messe in servizio, che per forza di cose abbiamo dovuto realizzare a distanza, hanno portato i nostri clienti a guardare con maggior interesse questa nuova modalità di collaborazione che prevede l’uso di avanzate tecnologie di realtà aumentata. Per estendere maggiormente la conoscenza e il valore di questi servizi abbiamo deciso per questi mesi di offrire la possibilità di accedere a titolo gratuito al nostro supporto online.

Marco Taisch: “Desidero finire con un pensiero che so che Fabrizio condivide pienamente. Questa nuova cultura tecnologica ha permesso di spazzar via una volta per tutte la convinzione che l’innovazione porti via posti di lavoro. Questo forse poteva essere vero un tempo quando le macchina e i robot andavano a sostituire il braccio dell’uomo. Le tecnologie a cui facciamo riferimento oggi sono quelle del dato e dell’informazione. Parliamo di automazione cognitiva poiché una volta raccolto e analizzato il dato viene messo a disposizione di chi deve prendere decisioni. Un operatore aumentato di tecnologia wereable, come smartwatch, occhiali, esoscheletri è estremamente più produttivo e sostituirlo con una macchina è di sicuro più costoso. L’industry 4.0 e tutte le tecnologie che ci stanno dietro hanno alla base il paradigma dell’informazione portata nel punto giusto, al momento giusto, alla persona giusta. Certo è necessario formare le persone e probabilmente il COVID-19 ha permesso anche di far superare quella reticenza al cambiamento che per molto tempo ha portato a un rifiuto della tecnologia, dovuto all’ignoranza della stessa. In questo percorso probabilmente qualcuno si perderà per strada ed è essenziale che questo numero sia limitato al massimo per non impoverire il Paese. Per fare ciò  dobbiamo quindi continuare a preservare quello spirito unitario che ci ha dato forza durante il lockdown…un’altra delle lesson learnt.

 

Per approfondire il tema della digitalizzazione nel mondo industriale visitate il nostro Management Perspective Hub.


Fabrizio Scovenna
Fabrizio Scovenna
Country Director Italian Region, Rockwell Automation
Subscribe

Subscribe to Rockwell Automation and receive the latest news, thought leadership and information directly to your inbox.

Consigliato