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2020 l’anno in cui la tecnologia fece passi da gigante

Se potessimo salire a bordo della DeLorean del professor Emmet Brown di “Ritorno al Futuro”, azionare il congegno per proiettarci nel tempo e guardare il 2020 da quella prospettiva, potremmo percepire nettamente il grande balzo compiuto dall’uomo nel suo rapporto con la tecnologia. Vivendo la quotidianità non ci rendiamo ben conto di come stia rapidamente maturando, a livello globale, la cultura dell’innovazione tecnologica. Anche in questo caso vale l’antica saggezza del “far di necessità virtù”, altrimenti interpretabile come “la necessità e l’esperienza diretta portano alla conoscenza”, quindi, alla caduta del pregiudizio e della diffidenza che rappresentano, da sempre, i maggiori ostacoli allo sviluppo. Possiamo anche dire che il bisogno di risolvere problematiche puntuali ha sempre costretto l’uomo a superare i propri limiti portandolo ad esplorare nuovi territori.

La necessità diffusa di dover ricorrere alla tecnologia per svolgere il proprio lavoro, per comunicare con gli altri, per la propria formazione o anche per l’intrattenimento, sta portando ognuno di noi a dedicare tempo ed energie per cercare di capire come sfruttare a proprio vantaggio le potenzialità offerte dagli strumenti tecnologici a nostra disposizione. Ciò indipendentemente dal grado di familiarità con la tecnologia, nativo digitale, immigrato digitale o persona che per la prima volta deve far appello a risorse diverse da quelle a cui è abituata, utilizzando il proprio smart phone o altro.

Da qui comincia il grande salto.

Molti di noi sono stati, per molto tempo, frenati ed intimoriti dal grande pregiudizio che da sempre accompagna qualsiasi innovazione, la prevaricazione sull’uomo. Un mito che in passato è stato sempre sfatato, altrimenti, le nostre case sarebbero ancora illuminate dalle candele o dalle torce e che si riconduce alla nostra atavica paura dell’ignoto. Un timore che oggi noi proiettiamo nella preoccupazione di essere sostituiti da macchine, robot e dall’intelligenza artificiale.

La nostra odierna profonda convivenza con la tecnologia ci offre opportunità concrete per superare tutto ciò, così anche per rafforzare il concetto che non siamo noi ad essere al servizio della tecnologia, bensì, esattamente il contrario. Più la utilizziamo e più ne esploriamo le opportunità e più daremo il nostro contributo, in termini di impulso, all’evoluzione tecnologica. Coltivare la nostra cultura tecnologica nel privato, ci permette di aprire la mente a nuove esperienze e questa nuova visone ci porterà, naturalmente, ad approcciare in modo diverso anche le nostre decisioni rispetto all’innovazione aziendale, sbloccando quel freno a mano che, per troppo tempo, ha impedito il progresso tecnologico del nostro Paese.

Pensiamo alle potenzialità, oggi solo dischiuse, offerte dall’Industrial Internet of Things, declinata nella nostra Connected Enterprise, che ci permette, ad esempio, di controllare ed intervenire sui processi produttivi anche dall’esterno dell’azienda, grazie alla tecnologia mobile. Oppure al cloud, che ci mette a disposizione montagne di informazioni che possiamo confrontare, analizzare, valutare e che ci permettono di prendere decisioni, indipendentemente da dove ci troviamo. Pensiamo a come può cambiare il nostro business evitando, ad esempio, inutili spostamenti, grazie a soluzioni tecnologiche avanzate come la realtà aumentata, che rende meno indispensabile la presenza dell’uomo in loco, ma che certamente non lo sostituisce, e che ci dà l’opportunità di avviare un impianto a distanza o di intervenire tempestivamente da remoto su un guasto. E questi sono solo pochissimi esempi.

Le tecnologie ci sono e sono pronte a supportarci sempre più, ma noi dobbiamo capitalizzare la nostra esperienza e usarla come “reset”, attuando nuove modalità di lavoro che, tra i molteplici vantaggi, ci permetteranno anche di ottimizzare il nostro tempo lavorativo, a beneficio di una qualità di vita migliore per noi e per chi ci sta vicino, senza dimenticare il benessere del nostro Paese e del nostro Pianeta.


Fabrizio Scovenna
Fabrizio Scovenna
Country Director ? Italian Region, Rockwell Automation
Fabrizio Scovenna
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